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Apparizioni e Presenza




Galleria l’Agostiniana, Piazza del Popolo 12, Roma            17 giugno- 1 luglio 2014

Attraverso cammini convergenti, quelli di una artista, Maya Nagy, e di un’iconografa, Sandra Carassai, la mostra si propone come comunicazione del senso della Chiesa nella contemporaneità: verranno presentati quadri ed icone raffiguranti  Cristo, la Madre di Dio  ed episodi evangelici ( sezione: Al centro della nostra fede) e figure di santi e sante (sezione: Credo la comunione dei Santi)

Le due diverse tradizioni dell’arte figurativa cristiana – la pittura sacra occidentale e l’icona – si completano reciprocamente perché  contribuiscono ad una percezione della realtà nella sua complessità. “Le icone raffigurano la persona o l’avvenimento nella sua dimensione eterna: la divinizzazione dell’uomo. L’oggetto proprio del quadro è invece un volto o la forma matrice di una circostanza che si verifica nel tempo: Dio che si fa uomo . (…) L’icona è creata da Dio e si rivolge all’uomo, è una soglia- segna il confine tra due spazi- e il suo fondo oro cela ai nostri occhi quello che si trova al di là, tutto tranne quello che momentaneamente ha desiderato venirci incontro. Il quadro invece è creato dall’uomo e si rivolge a Dio. Il quadro rappresenta e porta con sé il nostro spazio abituale, ma cogliendone interamente il senso, perché quanto l’artista offre a Dio recupera la capacità di essere parola, la sua valenza simbolica.” (Tat’iana Kasatkina)

Nell’arte sacra occidentale il personaggio raffigurato “organizza intorno a sé tutto  lo spazio della creazione” e noi siamo dietro le sue spalle, egli intercede per il mondo ed è rivolto verso Dio per innalzare a Lui la sua supplica per tutto il creato, mentre nell’icona è rivolto frontalmente verso di noi, “esce dallo spazio di Dio” per ascoltare le nostre suppliche.

“L’icona e  il quadro ci propongono due strade che procedono in direzione opposta in relazione però ad uno stesso archetipo. L’icona rappresenta un movimento, un processo di “ingerenza “ nel mondo dell’eterno pluridimensionale che,  entrando nel profondo della materia, da oltre i confini del mondo, origina una immagine bidimensionale della Madre di Dio, corrispondente a quella che Ella aveva assunto nella sua esistenza nel tempo. Il quadro riconosce e rigenera questa stessa immagine dalla profondità della carne, riscoprendola nel profondo di ogni uomo che è “immagine di Dio”.  Il quadro ci insegna a scoprire e  a fare esperienza, in noi stessi, delle immagini di Cristo e della Madonna che vivono intorno a noi, a vedere gli avvenimenti della storia evangelica che continuano nel tempo, a percepirli in quello che accade nelle circostanze presenti, qui ed ora. L’icona ci permette di incontrare “faccia a faccia” l’altro mondo, ci insegna a non dimenticarci che la vera prospettiva del quotidiano sconfina nell’eterno.” (Tat’iana Kasatkina)

I “cammini convergenti” che hanno fatto incontrare l’artista Maya Nagy, ungherese, profondamente impregnata della cultura cristiana  del suo Paese, e  Sandra Carassai, una italiana che si è formata alla scuola di iconografi “dell’Est” nel Centro studi Russia Cristiana, sono espressione “di quell’abitudine stabile a vedere il reale in tutta la sua pienezza che è accessibile all’uomo della cultura cristiana”.

Esiste un approccio tipico alla realtà e al senso di Dio, in particolare, nelle donne: “esse riescono a recuperare la spinta radicale dei vari fenomeni umani nel livello radicale, germinale (…) Credo che nei momenti di crisi come quello che stiamo vivendo, il ruolo dello sguardo al femminile sia di grande importanza. In un paesaggio in rovina, quello sguardo sa vedere, tra le radici morte, quelle che ancora hanno capacità germinale e devono essere conservate per un nuovo mondo, sa cogliere, anche, i germogli quasi segreti dai quali sta nascendo una nuova vita e un nuovo mondo. Radici e germogli. “ ( Madre Ignazia Angelini)

Radici e germogli perché Maya Nagy e Sandra Carassai sono radicate nella loro diversa terra di origine, si sono formate in tradizioni figurative complementari e  hanno impegnato la loro vita nel trasmettere alle nuove generazioni quello che hanno imparato: infatti la professoressa Maya Nagy è titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia e Sandra Carassai è stata allieva e poi maestra alla Scuola di Iconografia di Seriate e ora dirige l’Associazione di iconografia “Lungo la Via Lauretana” , Tolentino (MC).

Cecilia Renzi

L’Icona del Cristo Sposo nei riti della Settimana Santa

Il lunedì, martedì e mercoledì santo la Chiesa contempla in particolare il tradimento di  per trentadenari  La prima lettura della Messa  presenta i primi tre canti del Servo del Signore che si ttrovano nel Libro del Profeta Isaia 

Lunedì - martedì - mercoledì

La Festa:
Nei primi tre giorni della Grande e Santa Settimana l'orthros è caratterizzato dal canto del tropario del
 nymphios che ha dato il nome all'icona esposta in questi giorni.

I temi che ispirano gli inni delle ore sono (dal sinassario)
Per il lunedì:
"...si fa memoria del beato ed ottimo Giuseppe, e del fico maledetto dal Signore ed inaridito".
Per il martedì:
"... si fa memoria delle dieci vergini della parabola evangelica."
Per il mercoledì:
"... si faccia memoria della meretrice che unse il Signore con unguento profumato, perché questo avvenne poco prima della passione salvifica."

Liturgia:
La sera al vespro viene celebrata la Liturgia dei Presantificati.

Innografia:

Tropario del nymphios.


Ecco lo Sposo viene nel mezzo della notte:
beato quel servo che troverà vigilante,
indegno quel servo che troverà trascurato.
Bada dunque, anima mia,
di non lasciarti prendere dal sonno,
per non essere consegnata alla morte
e chiusa fuori dal regno.
Ritorna dunque in te stessa e grida:
 
Santo, santo, santo tu sei o Dio,
 
per intercessione degli incorporei
 
abbi pietà di noi.


kondakion del lunedì


Piangeva Giacobbe la perdita di Giuseppe,
 
mentre quel forte sedeva sul cocchio,
 
onorato come re:
 
non essendosi reso schiavo,
 
delle voglie dell'egiziana,
 
era stato in cambio glorificato
da colui che vede i cuori degli uomini
 
e assegna la corona incorruttibile.


kondakion del martedì


Perché resti nell'indolenza,
 
infelice anima mia?
 
Perché fantasticare senza scopo su inutili preoccupazioni?
 
Perché occuparti di ciò che passa?
 
Questa è già l'ultima ora
 
e stiamo per separarci dalle cose quaggiù.
 
Finché ne hai il tempo,
 
rientra in te e grida:
 
Ho peccato, o mio Salvatore!
 
Non recidermi come il fico senza frutto,
 
ma nella tua compassione o Cristo,
 
abbi pietà di me che con timore grido:
 
Non ci accada di restare fuori dal talamo di Cristo!


kondakion del mercoledì


Ho peccato più della meretrice, o buono,
 
e non ti ho per nulla offerto piogge di lacrime:
 
ma pregando in silenzio,
 
mi prostro davanti a te,
 
abbracciando con amore i tuoi piedi immacolati,
 
perché tu, come Sovrano,
 
mi conceda la remissione dei debiti;
 
a te io grido, o Salvatore:
 
Strappami al fango delle mie opere.




Il Nymphios o Cristo Sposo


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Il Nymphios o Cristo Sposo

L’icona nei riti della Settimana Santa

La Chiesa ha tanti doni ... possiamo dimenticarli?

La storia  secolare della Chiesa è piena di testimonianze di quanti (santi, martiri, teologi pensatori, artisti) hanno vissuto la Fede inebriandosi delle rivelazione divina. 

Queste testimonianze sono depositate in una grande cassa piena di doni. È ben possibile che qualcuno di questi possa sfuggire, ma la dimenticanza rientra in una "economia della grazia" che mantiene viva la possibilità perché possano riemergere chiamando ciascuno  alla vigilanza, pronti ad accogliere  una nuova chiamata. 

Ben più grave è se la Chiesa dovesse dimenticare questa "grande cassa di doni" lasciando spazio alle scorrerie di falsi profeti pronti a predicare novità senza neppur avere il coraggio di confrontarsi con la Tradizione! 

Questo pericolo, si badi bene, è sempre stato presente nella Storia della Chiesa ma l'antidoto sta nel capacità di rileggere e cogliere  l'attualità degli insegnamenti che  vengono dal  passato.

Tra gli straordinari doni della Rivelazione Divina v'è il linguaggio iconografico. Anche esso è "Parola" capace con l'immagine di penetrare il Mistero. 

E' il linguaggio della Incarnazione, intriso del  rapporto tra visibile ed invisibile, su cui le comunità cristiane del primo millennio sono cresciute percorrendo  un cammino mistico e liturgico. 

Una ricchezza inestimabile recuperata dal Concilio Vaticano II con la Costituzione sulla Sacra Liturgia che può essere guida e insegnamento ad una società che dell'immagine ha fatto il suo carattere dominante. 

Lab-oratorio della Settimana Santa - Album fotografico

Il Nymphios o Cristo sposo

Lab-oratorio della Settimana Santa - Album fotografico

Il Nymphios o Cristo sposo

© Lungo la Via Lauretana 2016