La Chiesa ha tanti doni ... possiamo dimenticarli?

La storia  secolare della Chiesa è piena di testimonianze di quanti (santi, martiri, teologi pensatori, artisti) hanno vissuto la Fede inebriandosi delle rivelazione divina. 

Queste testimonianze sono depositate in una grande cassa piena di doni. È ben possibile che qualcuno di questi possa sfuggire, ma la dimenticanza rientra in una "economia della grazia" che mantiene viva la possibilità perché possano riemergere chiamando ciascuno  alla vigilanza, pronti ad accogliere  una nuova chiamata. 

Ben più grave è se la Chiesa dovesse dimenticare questa "grande cassa di doni" lasciando spazio alle scorrerie di falsi profeti pronti a predicare novità senza neppur avere il coraggio di confrontarsi con la Tradizione! 

Questo pericolo, si badi bene, è sempre stato presente nella Storia della Chiesa ma l'antidoto sta nel capacità di rileggere e cogliere  l'attualità degli insegnamenti che  vengono dal  passato.

Tra gli straordinari doni della Rivelazione Divina v'è il linguaggio iconografico. Anche esso è "Parola" capace con l'immagine di penetrare il Mistero. 

E' il linguaggio della Incarnazione, intriso del  rapporto tra visibile ed invisibile, su cui le comunità cristiane del primo millennio sono cresciute percorrendo  un cammino mistico e liturgico. 

Una ricchezza inestimabile recuperata dal Concilio Vaticano II con la Costituzione sulla Sacra Liturgia che può essere guida e insegnamento ad una società che dell'immagine ha fatto il suo carattere dominante. 

© Lungo la Via Lauretana 2016